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Archive for the ‘amori miei’ Category

ci vuole orecchio, ci vuole coraggio

http://muttercourage.blog.espresso.repubblica.it/cronache_di_mutter_courag/2012/09/distici-del-disincanto.html

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ah, signora!

quella che lei crede una gobba è l’astuccio delle mie ali

(giacomo l.)

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Letture kleistiane al Teatro di Ca’ Foscari

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Cominciato per dire, finito in Gericault

Voglio scrivere anch’io lunghi paragrafi
con citazioni di latino e greco, frasi dotte
– tanti autori hanno dato forfait nella mia testa –
io per studiare ho avuto giorni avari
e per avere almeno un’infarinatura
in sere e notti, quando i figli dormivano, leggevo
pensa un po’che follia, la storia tutta
i tomi ponderosi grigioazzurri
storia della letteratura di garzanti
poi quella del pensiero filosofico e scientifico

se vi dicessi d’aver capito tutto
sarei ridicol_mente menzognera
vabbe’, volevo tracannare il mondo
incamerarne pagine su pagine
facevo indigestione di nozioni
che mi colonizzavano scomposte.

Qui metterei degli asterischi
*
se me ne ricordassi
ma tutto s’ingarbuglia, una matassa di cognomi
inglesi, americani, il primo novecento
grandi poeti letti  in pochi versi
senza approfondimento, quello manca.
Spaziare tra le discipline fu caotico
memorizzare ancora più difficile
ma si sedimentarono vivendo, in regioni mentali
d’un pensiero ribelle.

**
Scrivevo di emozioni, nel frattempo
senza che fosse chiaro anche a me stessa
affioravano lemmi, sprazzi didascalici
versi, storia, botanica, la fisica dei quanti
un pot pourri come svuotarsi tasche
o affidare vestiti al servomuto
speculazioni filosofiche da casalinghità

***
A scrivere di getto mi sorprendo
scaturiscono frasi dal mio dentro, un bel mistero
a scompigliarmi il giorno, anche la notte
è un continuo parlarmi da quei luoghi
in cui sostavo da novella Alice
e nemmeno mi persi quando un volo
mi condusse ai confini dell’eterno, anzi fu il salto
a rivelarmi il doppio e il triplo
e il multiforme respirare in zone estreme

****
Attendo fuori tempo ancora l’alba del cercatore
porgo l’orecchio al disinteressato proseguire
c’è chi vorrebbe ammutolirmi ad arte
definirmi da baci perugina, e non permetto
perché ho imparato che si svela il cuore
e l’intelletto solo passando tra le fiamme e solo
quando ai confini del dolore, alle zattere spinte
dopo ogni affondamento di Medusa
ci viene dato il dono del pennello.

Cristina Bove

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http://www.connessomagazine.it/teatro/la-bancarotta-vitaliano-trevisan-riscrive-goldoni-operaestate-festival-2011

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Secondo che il tempo

fresco e odoroso

sèguiti la tua corsa

segnata dallo strappo

anima d’acqua e sale

impellente ed euforica

un ronzìo derelitto ti giunge

dal lembo di terra e acciaio

figlio dell’inconsapevole

vastità delle acque

creatura libera incontenibile

lontana

dal fragore degli avari

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Potessi andare al mercato a comprarla

ci correrei: vedi, c’è il sole

che invita a passare tra i banchi e le ceste.

Intenta a cercarla

non potrei non vedere i fiori, i pulcini

morituri dopo le feste – ricordi? -,

e il vestito da niente che a te con poco

starà così bene. Ti comprerei

almeno tre cose: una maglia, un vestito,

un cappello di paglia, ché arriva l’estate.

Li metteresti e io penserei un’altra volta

“guardate!, non è un amore questa bimba cresciuta?”.

Ma son venuta per cercarti una cosa

sperando la vendano a peso.

Tu l’hai perduta e io non ne ho:

è da un po’ che non se ne vede,

è diventata una rarità:

“scusi, per caso, lei vende

– per la mia figliola ventenne –

un po’ di serenità?”.

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