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Archive for the ‘dannato lunedì’ Category

possono anche presentarsi delle giornate stupide, eh? non ne farei un dramma. hai un bel dire, tu: giornata stupida, non ne farei un dramma. e invece a metà giornata hai quel certo languorino che il primo che mi dice cioccolato lo legno. malessere. sarà influenza. ma no. giornata stupida.
può, di grazia, una giornata essere stupida?

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per quanto il cuore sia caldo, fuori fa un freddo tagliente. per quanto abbia avuto il mio caffellatte, le mie fette biscottate, la mia marmellata, per quanto io abbia avuto una colazione italiana, fuori fa un freddo tagliente. per quanto io sia sveglia da più di mezz’ora, trentacinque minuti per la precisione, e ora risulti lavata e pettinata, truccata leggermente, perché solo leggermente si conviene, per quanto abbia avuto la mia colazione, per quanto indossi abiti confortevoli, non caldi, confortevoli, per quanto io sia desta e consapevole, fuori fa un freddo tagliente. per quanto io mi alzi con sveglia o senza sveglia alle 6.20-6.25 ogni mattina, per quanto io sappia che uscita di qua dovrò percorrere ventun chilometri, per quanto io sappia che uscita di qua dovrò percorrere un discreto tratto di strada, lo stesso da vent’anni, poco meno, poco più, in un auto più calda dell’ultima che ho avuto, il cui sistema di riscaldamento lasciava a desiderare, per quanto io sappia che dopo mezzo chilometro la macchina produrrà un bel caldino, fuori per me c’è un freddo tagliente. per quanto io abbia avuto la colazione, i panni caldi, per quanto io sia sveglia, per quanto ci sia gente che lavora al freddo, che soffre, così si dice: pensa a quelli che soffrono, io penso ai venti metri per salire in macchina, avvolta dal freddo tagliente. e nonostante e per quanto io abbia avuto tutti quei motivi per gioire e per sperare, me ne tornerei a letto persino con le scarpe, piuttosto che uscire nel freddo tagliente.

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specie la domenica andare al lunedì dormo male, cui si aggiunge un risveglio precoce: le mie conclusioni provvisorie sono che la scuola mi mette angoscia. diciamo disagio, che è parola tanto amata da psicologi e pedagoghi scolastici. ma del mio dis-agio, or che sono agée, non gliene può fregare di meno a nessuno.
[un giorno, la vecchia pazza, sulla strada per divenire una megera coi fiocchi, entra in classe e comincia a stracciare i libri, a rovesciare i banchi.
dicono che si sia diretta nell’ufficio di presidenza e abbia dato fuoco a registri, prontuari, manuali sulla perfetta gestione informatica del campo di concentramento scolastico, che abbia morso dei colleghi giovani molto virtuosi, per andarsi poi ad accovacciare come una cicogna sul tetto bitumato della scuola scatola di sgombro, dove degli studenti pietosi, i soli che la poveretta sopporta di avere vicino, l’hanno trovata e, con molte blandizie, l’hanno convinta a venirsene giù. non si sa se l’hanno avviata ad un programma di ripristino delle facoltà mentali necessarie a finire la carriera nel 2038, ovvero se è stata messa a riposo al minimo salariale. qualcuno mormora che sia stata spedita nottetempo, con qualche libro, alla colonia penale della guadalupa, per suo stesso desiderio: “meglio una capannuccia su un’isoletta deserta che questo martirio quotidiano”. sequestrati i suoi scritti, oscurati blog e account facebook, dal quale lanciava proclami incendiari].

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