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Archive for the ‘descensus ad inferos’ Category

un esercito di formiche elettriche
mi cammina sulle mani pungono
con i piccoli rostri
i rossi palmi roridi
affilano le antenne/zanne
facendo economia
della mia pelle
per quando verrà il freddo
e non mi avranno
(i piccoli spettri)

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il secondo sgradito ospite
bussa alla porta: è la paura,
arrivata sciamannata
all’ultimo momento.
pretende di entrare,
far parte del cordoglio.
chi glielo dice
che non la voglio
che mi basta quell’altro
che non posso allontanare?
si è già messa nell’angolo
pronta a fare la sua parte.
la ignoro, ballando il tango,
ridendo con gli amici,
scrivendo le mie scempiate.
ma è lì: mi guarda muta,
fredda, non so se nemica
ostile o se sorella invece:
mi trema il mento
sorrido ad arte:
ma è cosa che non dura.
mi accompagnerà
– dice – all’appuntamento:
dice che guiderà
lei, che non devo far fatica,
ma ch’io non creda di scappare:
“sarò con te ad ogni istante:
non lo dimenticare”.

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il mio problema è che non volo mai
abbastanza alto che ho i piedi
ben piantati sulla terra
quella da cui vengo
a cui ritornerò
[svoltato
l’angolo
laggiù
vedi]

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questa sostanza grigia

collosa che mi avvolge

e quell’altra – oscura –

che mi cresce inceppando

l’ingranaggio perfetto

dentro le crepe della notte

sono la tempesta che mi sfronda:

mi lascerà senza foglia

sulla soglia

all’appuntamento

 

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dentro un utero che suonava
musica techno non sono morta
stecchita come credevo
[anche se un poco piangevo
mi colava il naso e non potevo
pulirmi] ho pensato ‘bianco’
e un po’ mi sono calmata
sono andata sul ritmo
dentro a quell’antro
pitico che mi profetizzava
orrori al di là della porta
che ormai avevo varcata

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