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Archive for the ‘dove va l’italia’ Category

le manganellate passeranno:
la gente ricorderà le vetrine spaccate
poi verrà natale (niente panettone
ma qualcosa sempre si rimedia)
litanie estenuanti quest’anno
no non ci sono soldi solo cose utili
(inquadrature di via condotti
via montenapoleone
via della sfiga!)
ma la gente non attacca briga

siate tutti benvenuti
una testa spaccata non fa danno
gli è che, vede, signora della media
borghesia, le teste rotte aumenteranno
il paese è rotto il futuro è rotto
e mi sono rotta anch’io

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velleitari vellicati sul velluto del loro velle

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http://bookblister.com/2012/03/27/il-business-dellinedito-al-via-il-primo-festival-spenna-creativi/

e

http://bookblister.com/2012/03/30/il-festival-dellinedito-silenzio-considerazioni-conclusive/

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il comunismo ha lasciato il posto ad un ecumenismo laico e laido, una specie di socialismo deamicisiano per cui basta commuoversi e cogliere con fare poetico e ispirato le storture della nostra inciviltà, per sentirsi democratici. poi le si scrive su fb e tutto diventa più bello: le dame di san vincenzo applaudono, franti sorride

(dalla mia bacheca su fb)

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In ciò che concerne l’intaresse, lo Stato si considerava quasi universalmente un estraneo importuno che ognuno aveva il diritto e poco meno che il dovere di defraudare. Il rubare era riprovato dai più, ma nella sfera privata, furtiva, classica dei ladronecci notturni di galline, o dei furti dal cassetto di un negozio o d’una credenza; invece l’ “arrangiarsi” nei confronti di qualunque ente pubblico, o anche di enti impersonali, era molto diffuso; e piuttosto frequente anche l’arrangiarsi nei confronti di gruppi familiari estranei con cui si dividessero orti, cortili, magazzini, cantine, granai. Della prima forma di arrangiamento si parlava apertamente come di cosa naturale e sottintesa, e molti se ne vantavano; della seconda invece non solo non si parlava in pubblico, ma si negava anche l’evidenza.

Luigi Meneghello, Libera nos a Malo

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FIUUUUUUUUUUUUUUUUUUUUU!

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A proposito di scrittori&impegno, a me l’affermazione che “gli scrittori hanno solo l’obbligo di scrivere buoni libri” pare così sfruttata, datata, marchiata a fuoco in termini epocali – da un’epoca infame come la presente – che non la posso sentire più, leggerla più senza provare un moto di ripulsa. L’insufficienza grave di quella che, per me, è niente di più di una scusa snobistica a trarsi fuori dall’impaccio di dover spiegare, per esempio, perché X pubblichi con Mondadori,  nonostante i proclami, che non costano niente, di segno politico avverso, diventa un baratro di miseria intellettuale nel momento in cui, alla verifica, questi bravi scrittori di buoni romanzi non sono né bravi né nemmeno accettabili i romanzi. E dunque?  Ditelo ancora, più forte, tutti in coro che l’obbligo degli scrittori è scrivere buoni romanzi e non pronunciarsi, se non con accorato fastidio, proprio se tirati per la giacca, sulla situazione politica, sulla scuola, sulla merda che ci ammorba: a cui, cari scrittori italiani di oggi, molti di voi contribuiscono tecnicamente con romanzi pessimi e moralmente perché non esce nulla dalle vostre bocche se non dei belati. Ammetto che forse è diverso  dire questa cosa misurandosi seriamente con la scrittura: ha ragione Michele Lupo a “rinfacciarmi” questo mio starmene fuori comodamente e criticare senza essere entrata nell’agone. Ma ciò è vero parzialmente: ha qualche diritto il lettore non comune di provare un po’ di delusione di fronte al perdurare di questo grigiore condito di snobismo turriseburneo? O deve solo comprare libri e tacere? Il lettore esiste solo come consumatore? Finiremo per non comprarli più, i famosi buoni libri, così, in quanto non consumatori,  non avremo più pezze d’appoggio per lamentare la cattiva qualità del prodotto, ma nel contempo  contribuiremo a far tacere per sempre quelli che i buoni libri non sanno neanche dove stanno di casa, facendo un grande favore agli scrittori stessi, che amano il silenzio e la concentrazione – infatti stanno (quasi) tutti su FB –  nonché, merito nostro, saranno liberi di pensare tutto quello che credono rispetto alla politica, non dovendo più rispondere a interessi corporativi e di bottega.

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U-topos

Italia,

periferia dell’Impero,

laggiù, in basso,

ultima provincia,

a destra.

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VIVA L’ITALIA !!!

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