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Archive for the ‘endecasillabi rimasti’ Category

La Crusca nella tazza mi sobilla
perch’io diffonda quest’endecasillabo:
– Così ti metti l’anima in pace:
“Non ti curar di lor, ma guarda, e taci” –

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ho in animo una palla di lardo
diventar vecchia grassa repellente
un’odiosa vestita di leopardo
una carogna matta e fetente
non so donde mi viene questo senso
distruttivo di me donde l’ho preso
mi fa un po’ schifo ma a volte ci penso
ci ricamo su lo tengo acceso
e quando lo sfinimento della vita
le troppe battaglie fatte per niente
mi prendono alla gola ormai arrochita
mi vedo barbona tra brutta gente
raspar nella monnezza abbrutita
sorridere mostrando un solo dente

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ci sono giorni che vai dal fornaio
e dici pane e lui capisce cane
dici “gazzettino!” al giornalaio
ti indica il fiorista poco più avanti
[ci sono giorni di parole vane
di incontri fragili e fuggiaschi]
al punto in cui sono ne ho visti tanti
capire roma e toma fischi e fiaschi
esserci quando non serve e non starti
accanto – quando vorresti – ad amarti

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lo sguardo di un uomo che sia uomo
deve avere il lampo del bambino.
e voglio ancora per dirgli che lo amo
sulle labbra la traccia di un sorriso
nelle mani la forza di salvarmi
nel passo una danza che mi incanta
nella voce un rauco richiamo

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che sei diventato di colpo vecchio
lo vedi non dai vuoti di memoria
non dai solchi ruggine nello specchio
non perché sei anche tu un pezzo di storia
ma perché dici “basta!” troppo spesso
son più le cose che non vuoi sapere
quelle che “tanto, è tutto lo stesso”
di quelle che ti danno ancor piacere.

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dovevo farti un lavoro noioso
di concetto ma son trascorsi giorni
e tu adesso fra poco ritorni
con il tuo viso fresco e luminoso

lo sguardo attento azzurro in attesa
dovrò inventarmi per certo qualcosa
dirò che sono stata fuori casa
noie bubbole sempre così presa

lo sai che non sto ancora tanto bene
che ho bisogno di star fuori nel sole
di ballare di cantare di aria

mi sentirò al solito una paria
l’inetta che fa solo quel che vuole
l’egoista che fugge le sue pene

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che contenta che è venerdì di nuovo
mi sento libera come gallina
che spingi e spingi ha fatto l’uovo

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