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Archive for the ‘entropie’ Category

da facebook:

Ci sedemmo dalla parte del torto senza aver prenotato.

Dopo un po’ arrivarono dei tizi col biglietto reclamando il posto.

Il capotreno disse che in effetti avevano ragione loro e quindi non potevano più sedersi.

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entropia – 29

i cagacazzi attraggono altri cagacazzi: è questo il vero secondo principio della termodinamica. nel tempo l’entropia generata dal cagacazzamento reciproco è destinata ad aumentare.

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chemical

se il tempo è caldo umido tendente a giungla equatoriale dici eccerto le zanzare qua ci sguazzano; se fa asciutto frescolino dici mo’ stasera staranno un po’ buonine: ellà che sbagli: perché è il 15 agosto, un po’ perché cominciano a fare armi e bagagli, un po’ perché anche loro il ferragosto un po’ di festa gliela vuoi concedere? insomma si stanno facendo un’imbuddata* del sangue mio, ma un’imbuddata che sono piena di pomfi e pomfetti (quanto mi piace ‘sta emme davanti alla effe: mi viene la faccia da coniglio a pronunciarle). insomma loro so’ stronze al quadrato, al solito, ma io, al solito molto di più, che so’ più vecchia e lo sono da tanto più di loro: sghkkkgjjdhhgjkkksnkkghhahha! succhiate pungete imbuddatevi ghhjfklsllsgfhjkkgakkahahahah, poi mi raccontate com’era.

*da Luigi Meneghello

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entropia – 28

le braccia possenti
e le mani degli alberi
tese a tenere la terra
in alto dove è montagna
sono pochi drappelli
di soldati di retroguardia

l’uomo-nemico
dappertutto dilaga

 

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entropia – 27

impera il credo di tenere lontano dalla propria vita le persone negative: quelle che si lamentano, che vedono nero e, all’opposto, di circondarsi (“circondarsi”, capite, come dei re, delle regine) di persone “solari” (che già la parola fin dal suo esordio nel lessico mediocre e comunissimo che imperversa mi diede l’orticaria), positive (in medicina non è esattamente positivo chi è positivo, ma passiamo oltre). insomma questa fiducia nel poter rendere la propria vita migliore frequentando persone allegre, a cui va tutto bene, che non vedono i risvolti angoscianti deprimenti desolanti dell’esistenza, o, quanto meno, non lo danno a vedere, e dritti come fusi, come missili sbaragliano ogni difficoltà, trapanano la vita da parte a parte, fanno progetti, li mettono in atto (con successo), ecco questa fiducia dilaga in blog, in siti sul genere vie’ qua che mo’ te spieco, con parole di un cinismo agghiacciante: si lamenta? dice che sta male? non le credere! non ascoltarla! lasciala con le sue paturnie. cerca persone allegre, gioiose! oppure con espressioni da setta iniziatica, piene di lettere maiuscole: difendi la tua Serenità e la tua Etica (perché lo sfigato, posto che non è sereno, non è nemmeno etico).
ora, io ero rimasta alla battaglia contro gli asshole (gli stronzi) e la mi pareva una gran cosa: mettere all’angolo sul posto di lavoro, innanzitutto, chi umilia tartassa dimentica i colleghi, i sottoposti, chi fa di tutto per emergere mettendo in cattiva luce altri, chi sgomita, chi non perde occasione per sfruttare e poi buttare nel cesso un essere umano. l’esatto opposto. e invece scopro che una delle tante virate di bordo di quest’epoca squallida infame turpe (vedete? sono una persona negativa) va di nuovo nella direzione dell’esaltazione della fattività: e della bellezza, della forma fisica, della salute, del cielo sempre più blu.
sono una persona negativa: vedo molto nero addensarsi sull’orizzonte di tutti, sul mio non val la pena di parlarne. e, sapete? il diradamento delle presenze è già incominciato.
per sentirsi umani a tanti basta uno slogan, una lacrimuccia: poi si spalanca il baratro del divertimento, da cui escludere le persone negative, ovvio.

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entropia – 26

sono nata alla fine di un’epoca di speranza e di rinascita, della crescita ho visto frigoriferi lavatrici televisori lavastoviglie e ancora televisori sempre più grandi e lavatrici sempre più veloci efficienti silenziose; le vacanze obbligatorie; i viaggi obbligatori almeno una volta l’anno; la rinascente; la pizza fuori; il ristorante il più spesso possibile; ho trovato un posticino, paghi niente e mangi da dio; il nuoto in piscina; la palestra; il fitness; il corso di yoga; il taekwondo; il vovietnam; il pilates; i mutui primacasa; i mutui secondacasa; aridamme er mutuo; a nuotare ci andiamo quest’estate; in vacanza si va tutti da nonna; la pizza la facciamo in casa che è più buona; il vintage; il vintage casbalingo, mi piace tanto mettermi i vestiti de mi cuggina; i centri commerciali; le strade deserte perché sono (quasi) tutti ai centri commerciali; l’obbligo scolastico fino alla terza media, praticamente fino a ieri; l’artigianato in italia è fondamentale; la sparizione dei mestieri; la scuola è tutto; i tagli alla scuola che non c’è più niente da tagliare; ho visto fanfani e la sua retorica; le case ricostruite da fanfani; milano due costruita da berlusconi; l’ascesa di craxi, il tramonto magrebino di craxi; ho visto che stavo meglio da ragazza, che tutti stavamo meglio da ragazzi; ho visto malattie morti distruzioni; automobili di lusso; suv; semafori: rotonde, tante rotonde; la scuola ridotta in miseria; berlusconi; ho visto renzi; ho visto la guerra dei sei giorni; i missili su gaza; il mito americano infrangersi più volte fino a giù giù nelle torri; l’unione sovietica; la russia di putin; l’unione sovietica di nuovo sotto mentite spoglie; ho visto alcuni disastri nucleari; ho visto che ammalarsi per le bombe all’uranio impoverito non capita solo ai soldati, cernobyl sta scatenando la sua forza.
sono nata in un’era di speranza, chiuderò nella povertà nell’ingiustizia nella miseria morale nell’ignoranza nella sbruffoneria di nuovi totalitarismi camuffati da riformismo.
perché non mi hai fatto nascere nel medioevo, che me la sbrigavo prima.

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entropia – 25

la poesia va essenzialmente regalata: oggi più di ieri.
è stata per la stragrande maggioranza del tempo l’unica forma di letteratura: ma, soppiantata dal romanzo, è finita in discarica, in piccoli rigagnoli di scolo.
la leggiamo in pochi, la meditiamo in pochissimi: ne scriviamo in molti.
oggi più di ieri bisogna esulare dalle logiche dell’editoria, se si tratta di produzione poetica. va regalata, diffusa, buttata via: non si salverà niente, o molto poco. non fa la differenza la stampa. i grandi, veramente grandi, sono quasi tutti morti. restiamo noi, con le nostre piccole cose, anche belle, ma non decisive. l’indifferenziato mondo poetico non è solo quello webbico, ma anche quello a stampa. non è la carta che oggi può decretare le grandezze. e le grandezze, se mai ci sono, in ogni caso si perdono in un mare di voci.
mi sono improvvisamente accorta di essere stata dimenticata da molti: ho raggiunto parte del mio scopo (anzi: non-scopo, perché non ne ho mai avuto uno). poesia usa-e-getta, la mia. però poesia. se ne facciano una ragione, gli organizzati.

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