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Archive for the ‘metafore del freddo’ Category

non chiedo mai a nessuno
di dirmi la verità su niente
perché la verità che vorrebbero
spiegarmi è la loro su di me
non sul mondo su quello che siamo
ma su ciò che sono io
[e io non mi trovo interessante]
in più mi basta il male
che raccolgo a mestoli
tutti i giorni come una minestra
senza dover raccogliere
quel passato di verdura
che cola da bocche
bugiardamente afflitte

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mi sento come una vecchia mutanda

ascellare sfilacciata, con l’elastico

molle, usurata dai troppi lavaggi

a 90° con il napisan.

di quelle color cannella,

postbelliche, da uomo,

con la feritoja per l’attrezzo.

credo che oggetto più deprimente

non si possa immaginare.

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non ci sono
più parole
per niente
non c’è suono
non belle
o brutte fole
non lucciole
non lanterne
non facelle
niente che rischiari
non fari
nella notte per vedere
non parole
aspre o materne
niente
da vedere
niente da sentire
niente
di cui parlare
non parliamo
non ascoltiamo
non c’è suono
(rombo di tuono
che avanza
nella stanza
con possanza)

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so che porre/porsi domande indica un’attitudine più filosofica
ma io sono stanca di chiedere/chiedermi, ora vorrei risposte
vorrei che qualcuno – è solo stanchezza, credetemi, non è rinuncia –
mi dicesse ‘si fa così’, ‘vai di là’, oppure ‘questa è la via’ e
‘prendi per di qua, tira, stendi, piega’, ‘sbatti forte, amalgama,
metti in forno’. vorrei una madre, un libro di ricette, la parola
che squadri da ogni lato, un cartello stradale, forse anche un dio.
poi, dormire.

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quando piove fuor di misura
non importa niente a nessuno
se vai se stai se resti
si risvegliano i calletti il dolor d’ossa
scendere e salir dalle macchine
sa di sale se tossisti l’inverno
t’arrochisce la ‘state
tutti nervosi tutti sbrigativi
e lesti. potresti anche morire
sommersa dagli acciacchi
dell’anima tua smorta e pellegrina
potrebbe aprirsi la dannata fossa
che t’accompagnerebbe alla sepoltura
forse il cane argo e il gatto gino…
questi no ridenti e fuggitivi:
chi è morto, chi? o povera creatura!
chi l’avrebbe detto? un così bel donnino!
non conoscono l’inferno
del male oscuro.

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non come sparvieri gli occhi cuciti

ma come avvoltoi alla carogna

non basta più lasciar grattar la rogna

avidi e lividi vanno zittiti

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non possono essere gentili i narcisi:

non lo sono mai davvero e mai del tutto.

non lo possono essere, poverini: nessuno gliel’ha

insegnato! “ma giammai mio ospite sia, né amico, chi agisce così”.

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