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Archive for the ‘pensierini’ Category

l’amico è chi va oltre la soglia, che la varca in continuazione, qualunque sia il muso che opponi, le grane che hai, le bizze che fai. che ricorda, che piega, liscia e ripone le tue cose, le difende dall’ingiuria del tempo, dagli altri amici fidati. il senso del proverbio amico-tesoro abbiamo tutta una vita di stenti a provarci che è vero

self-made

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le vecchie volpi, che si spacciano per agnellini, sanno perfettamente che, alla bisogna, so essere vecchia volpe anch’io.

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quando uno è pieno di sé è pieno di sé: non puoi riempirlo di te. non c’è posto, neanche un angolino. lascia che scoppi, l’asino

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Un tempo era ovvio che quando si parlava di retorica si intendesse la “retorica dei buoni sentimenti”: oggi la retorica è invece, per me, la “retorica del cinismo”. Viene facile, piace, ha un vastissimo repertorio di espressioni e modi di incredulità, di cinismo, di sarcasmo; si vende come il pane, basta mettere in moto un po’ di intelligenza e tutto il peggio di ciò che abbiamo dentro. Funziona. Ha, però, un controvalore: il mondo resta lì, inchiodato al ritratto pessimo che ne facciamo, non avanza di un passo. Moriremo con un ghigno sul volto, una bomba ci sorprenderà mentre ci scappava la battuta su di essa.

self-made

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La democrazia ha come controindicazione il festival continuo della stupidità. Non è che in un regime totalitario la stupidità umana diminuisca nel suo terrificante potenziale distruttivo, ma, dovendosene stare zitta, la si vede circolare meno capillarmente. In più, mentre stanno zitti, gli uomini solitamente pensano, progettano, immaginano: quasi sempre un mondo migliore. E’ così che saltano agli occhi le bestialità e le sciocchezze dei regimi tirannici. Invece, allo stato attuale, un tirannello occidentale, avvoltolato in un bozzolo di stupidità, di sciocchezze, non appare in contrasto con una società che ha la possibilità di sciorinare 24/24 il suo apparato di scemenzine, che non tace mai, che può fare passerella di cattivo gusto ad ogni ora del giorno e della notte, che scaghicchia e scataracchia paroline insulse. Lo scemo del villaggio globale ha un pubblico moltiplicato: e tuttavia si tratta di un mondo chiuso, autoreferenziale, come una corte del ‘500, solo molto ed esclusivamente dannoso, proprio per i numeri stratosferici di emittenti e riceventi (riceventi ed emittenti che si scambiano i ruoli: di qui l’autoreferenzialità). Se poi le paroline le metti in un certo modo, che vai a capo quando un altro non ci andrebbe, sei direttamente poeta e ti puoi mettere in capo un serto assertivo di alloro, allora: e di sicuro trovi chi farà oh! In mezzo a questo va e vieni continuo le sciocchezze mie, le sciocchezze tue si azzerano: anche le sue: ed eccoci qua.

L.T.

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“A furia di allontanarsi dalle parole, le più limpide teorizzazioni si trasformano in dicerie. E non si sa più niente. Fra approssimazioni e inesattezze la verità si dissolve e apre la via all’oscurantismo.”

Fred Vargas, La cavalcata dei morti

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Ci sono dei libri che vanno giusto bene per pareggiare un tavolino zoppo e  dei libri che taglierei una gamba ai tavolini di casa per il gusto di far fare loro qualcosa di utile.

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