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Archive for the ‘pocheideemafisse’ Category

Cosa dobbiamo fare noi poeti

perché la poesia sia popolare?

La leggano tutti e la capiscano tutti,

e nello stesso tempo non sia

una poesia di merda, ottocentesca,

zeppa di stereotipi,

di poetese insopportabile?

Cosa dobbiamo fare?

Spigolando in rete, trovi le solite diatribe sulla poesia contemporanea.  Di solito i commenti (visto che c’ero ne ho trascritto uno “in versi”) di questo tenore sono a difesa di roba immonda, illeggibile, casuale, composta aprendo a caso il dizionario, accostando i vocaboli come vengono, spacciata per “poesia”. Io, almeno un paio, e purtroppo sono ben più di un paio, di quelli che scrivono i loro sproloqui difesi da altri sproloquiatori, me li figuro a casa loro, davanti allo specchio a ridere a crepapelle per essere riusciti a turlupinare i critici e gli amici poeti. I lettori ingenui, che scapperanno a gambe levatissime dalla poesia, non si lasciano imbrogliare, ma nemmeno, e tantomeno, i lettori in grado di comprendere, che, se sono onesti, sono i più incazzati. Sempre vero l’apologo di Andersen:

[…]

Così l’imperatore marciò alla testa del corteo, sotto il grande baldacchino, e la gente per la strada e alle finestre non faceva che dire: “Dio mio, quanto sono belli gli abiti nuovi dell’imperatore! Gli stanno proprio bene!” Nessuno voleva confessare di non vedere niente, per paura di passare per uno stupido, o un incompetente. Tra i tanti abiti dell’imperatore, nessuno aveva riscosso tanto successo.
“Ma l’imperatore non ha nulla addosso!”, disse a un certo punto un bambino. “Santo cielo”, disse il padre, “Questa è la voce dell’innocenza!”. Così tutti si misero a sussurrare quello che aveva detto il bambino.
“Non ha nulla indosso! C’è un bambino che dice che non ha nulla indosso!”
“Non ha proprio nulla indosso!”, si misero tutti a urlare alla fine. E l’imperatore rabbrividì, perché sapeva che avevano ragione; ma intanto pensava: “Ormai devo condurre questa parata fino alla fine!”, e così si drizzò ancora più fiero, mentre i ciambellani lo seguivano reggendo una coda che non c’era per niente.

O meglio, la coda c’è ed è di paglia, in questi “poeti”, nudi come vermi, te li dò io i vestiti nuovi! Prima o poi prenderà fuoco, ‘sta coda, ecchediamine! Il poetese esiste: ne è piena la rete, ma io non saprei da dove cominciare per distinguere il poeta poetesico, il poeta della domenica, come i “poeti” definiscono gli artefici di poesiole, è vero, un po’ debolucce, quando non orrende, dal poeta ritenuto tale a pieno titolo da altri “poeti”, con quelle poesie bislacche che gli ermetici sono dei principianti. Farò una piccola libreria da salle de bain e vi metterò tre o quattro “poeti” scelti per i momenti difficili che possono andare da una leggera stipsi ad assenza improvvisa di papier de toilette.

Cacata charta, al solito.

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Quando Dio tramonta sull’orizzonte umano, sorge la mania antiquaria.

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