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Archive for the ‘poesia d’amore’ Category

gelosia

mi hai detto
che la tua ragazza
ti pare in forma
con il volto sereno
fresco grazioso
che l’hai pensato
ieri e ti è battuto
il cuore. ho avuto
un balzo subitaneo
di ferocia nel petto:
già odiavo la tua ragazza
mi vedevo armata
di stiletto nel buio
pronta a colpire.
gli occhi tuoi buoni
e gentili hanno fugato
il dubbio mio senile:
una carezza sul volto
della tua ragazza
me l’hanno fatta
teneramente amare.

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presero un pezzo di roccia
lo spezzarono e gli diedero
un cuore un fegato dei polmoni 
da quel pezzo di roccia spezzata
[quella che intanto stava 
in un canto ad aspettare]
trassero me una me informe
e sciancata che quegli dei
sdegnarono per primi.
esposto al sole e al vento
e alla rabbiosa pioggia di levante
il coccio si indurì cercando
impaziente il suo pezzo amante
quello che portava la madre
delle sue molecole, delle sue catene
ma invano: al pezzo principale
era cresciuta intanto un’anima,
una cosa trasparente come un velo
da sposa tra l’azzurro e il bianco:
il sasso duro e graffiato
da qualche inverno passato
nell’acqua salata dove il fiume
finisce e si confonde nel mare
sbozzato dalle onde della risacca
trascinato su una riva melmosa
si faceva uno spirto da sé 
che dentro gli ruggiva.

il sasso spezzato un po’ sasso rimase:
il sasso madre splendente d’azzurro
ne ebbe pietà e vide che era cosa buona.
[gli incastri rimasti a coda di rondine
perfetti per ricomporre quell’uno
più grande. un’anima in due
era bastevole ad entrambi].

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la schiena mi ha detto che non vuol farmi camminare
la testa mi ha detto: ‘ti fo’ male per non farti ragionare’
le gambe: ‘se loro non voglion perché dovremmo faticare?’
le braccia: ‘ahi ahi, non sognarti per nulla al mondo di sollevare!’
la pancia guarda la bocca e le dice: ‘tu non mangiare!’
il cuore mi chiede: ‘smetterò prima o poi di sanguinare?’

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la notte per troppa stanchezza
mi sveglio e ricordo
che a un palmo tu dormi
gentile persin nel respiro
sento la vita vissuta
rimescolarsi tutta nel sangue
che dà un tuffo uguale (così almeno credo)
a quando correvo vorrei dire
radiosa a incontrarti d’assalto.
non è ancora finito l’amore
delle prede che eravamo
l’un l’altra
ma già intravedo lo spessore
di noi due sovrapposti dagli incerti
confini il gesto la smorfia di chi
di noi due non è dato sapere.
mi godo l’istante che mischia
passione e dolcezza
e distillo l’atroce tormento
che non posso scacciare
chiedendomi quando mai avverrà
che io o tu vedremo il sepolcro
dell’altro. sogno che gli dei
scendano e ci trovino degni
del tempio della quercia e del tiglio.

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