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Archive for the ‘politically incorrect’ Category

prima della seconda guerra mondiale e della spartizione del mondo occidentale in est/ovest non c’erano solo il fascismo italiano e spagnolo, ma fascismi in moltissimi stati europei. a certi paesi non basta mai: rivogliono la loro bella razione di razzismo, perché, lo ribadirò fino allo sfinimento, il fascismo non muore mai: è la performance politica della naturale inclinazione umana alla sopraffazione, delle pulsioni più feroci, ammantate di ordine e pulizia, del feudalesimo più bieco e vieto. è facilissimo essere fascisti e razzisti: basta lasciar fare alla natura, alle leggi darwiniste. ma noi appunto abbiamo la ragione che produce cultura: la cultura non può essere di destra, perché cultura vuol dire circolazione di uomini e idee, rispetto, libertà, solidarietà. la cultura di destra non esiste: è fuffa. si può essere conservatori, ma non fascisti: io mi riferisco ai fascisti. essi non hanno cultura perché cultura vuol dire cercare la verità senza stancarsi mai, anche se non la si può trovare. non hanno cultura perché dimenticano, rimuovono, barano, cancellano. e quando non possono farlo fanno la voce grossa. e quando non basta più la voce grossa, menano le mani. e quando non basta più picchiare, fanno le leggi razziali, scatenano i pogrom, fanno il solletico alla gente con parole suadenti, le ricordano il sangue la razza il suolo il portafoglio. quando c’è crisi economica per i fascisti è ancora più facile. ricordate ricordate ricordate!

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prendendo atto che due italiani su tre sarà la crisi ma gli scoccia aver pagato – che poi magari non è stato pagato alcun riscatto – per le due ragazzotte scavezzacollo G. e V. val la pena riflettere sul fatto che forse quei due italiani su tre preferivano due martiri decollate filmati pruriginosi fatti circolare sottobanco un’occasione in più per deprecare il disinteresse la meschinità la disumanità delle istituzioni sai quanti bei post quante commemorazioni financo delle marce contro il marciume perché l’italiano dal dito medio è ancora quello del sasso e della fionda e del feuilleton quello che ci piace un giustiziere della notte i film mericani coi blitz dall’elicottero coltello fra i denti le donne a casa che l’isis non per tutto il resto ma per questa cosa qui un po’ – e diciamolo – ha ragione

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nell’era informatica non sappia la commissione invalidi dell’asl ciò che lo stesso team di medici (medici!) conosce di un cittadino circa la sua patente di guida; non sappia lo stesso identico team di magnaschei ridanciano stronzo offensivo al solo guardarlo ciò che il medesimo cittadino ha prodotto come documentazione svariate volte in sede di valutazione grado di invalidità, ovvero per rilascio passy ZTL, ovvero per concessione ausili: stesso ufficio, corridoio, stanza ora tre, ora diciannove, ora ventiquattrovirgolasetteperiodico, ma sempre le stesse facce. non sappia niente, cada dalle nuvole, non risponda con chiarezza e gentilezza al cittadino, tratti il summenzionato come un nulla, parli dei cazzi propri, ridacchi e pretenda, soprattutto pretenda, che il summenzionato cittadino, bisognoso di un documento che gli spetta di diritto e che paga abbondantemente, non solo con la sua generale contribuzione nonché tasse, ma con fior di almeno tre versamenti diversi, intendasi il rinnovo patente, esiga, pretenda la summenzionata commissione, che l’utente, o cittadino, che ha contribuito ad abbattere un ettometro di foresta per le fotocopie che ha prodotto alla predetta commissione, esattamente la stessa, nelle sue molteplici e compartimentate stagne mansioni, sia di volta in volta ingegnere del traffico, avvocato, medico. chiedersi che ne è del cittadino settantacinquenne con quinta elementare, un po’ sordo.

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più il potere è frammentato e decentrato, più si può sperare nella democrazia: che è un impegno gravoso, perché nasce all’insegna della fiducia nel ben operare di ciascuno. alla base di un potere ottimistico, e dunque democratico, non può che esserci la più completa laicità.
gli antichi romani, che non furono mai democratici, furono tuttavia presto consapevoli della necessità di distinguere la religione dalla politica, separandone le funzioni, mostrando al mondo per sempre come la religione avesse solo funzione rituale, collante tradizionalista per tenere unita la popolazione attorno a credenze comuni. è perciò che trovo particolarmente odiosa l’identità del potere politico con quello religioso nei paesi islamici: mi pare un mostro ancestrale che voglia vivere a tutti i costi in un mondo che da duemilacinquecento anni lo aveva debellato, per intraprendere la strada della civiltà, tra tanti scossoni e cadute, tra tradimenti e ipocrisie (la chiesa romana ha compiuto grandi misfatti), ma sempre avendo l’obiettivo di cercare l’allargamento dei diritti, la libertà dalla superstizione, la parità tra gli esseri umani. in occidente siamo lontani dalla realizzazione di tanti obiettivi di libertà, ma, soprattutto noi donne, non ci confrontiamo mai abbastanza, o forse solo in modo teorico, con quella che è la sopraffazione, la negazione della libertà per la donna nei paesi in cui l’islam si esprime ai massimi livelli di fanatismo.

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il berlusconismo ha attecchito insospettabilmente anche nelle persone colte e democratiche: lo puoi trovare sotto forma di piccoli arrivismi, di coltellini sottili sottili tra le scapole, nello sguardo cupo con cui certuni si guardano attorno, nella tendenza all’iperinterpretazione dei fatti, nella piccola cialtrona supponenza con cui valutano il dire e il fare altrui attribuendogli caratteristiche che non hanno, ma che sono diaboliche proiezioni della loro piccola anima insoddisfatta, inquieta, viziata e sempre troppo poco provata dal dolore sincero, dall’esperienza traumatica della vita. avrebbe un nome, un nome luciferino, questa cosa: ma preferisco chiamarla berlusconismo, la malattia grave del tempo in cui m’è toccato di vivere.

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Mode

tra le mode comunicative/verbali (cui non scappano nemmeno quelli che potrebbero):
dire a uno che si mostra animato nei confronti di fatti, argomenti, aspetti umani in discussione:

“si sente che c’è della rabbia in quello che dici”.

rabbia? a parte che la rabbia è oggi un sentimento giusto e pio, il sospetto è che venga evocata nel suo senso più corrente e corrivo per prendere le distanze, confinare, impacchettare l’interlocutore troppo hard. in fin dei conti, si dicono cose grosse pour parler: non l’avevi capito? così chi pronuncia/scrive questa formuletta si mette sulla sponda dei saggi e lascia l’interlocutore dalla parte dei ‘fumini’, che, come ognun sa, hanno poca o nulla ratio. come dire: io sono intelligente, tu mica tanto; io sono civile, tu buzzurro; passiamo ad altro, che dici? etc. etc.

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voglio un presidente donna, ma che non sia emma bonino.
voglio un presidente donna con qualcosa di alato nel nome.
voglio una donna per presidente che abbia nel suo passato
la limpidezza totale, lo sguardo indignato ma anche buono
di chi mostra le brutture ma anche il ben fare dei giusti.

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