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Archive for the ‘robba de feisbu’ Category

sempre a caccia di begli endecasillabi
e di settenari me ne impippo
delle mode e dei vaticinanti
poeti strologanti
venditori di fumo
I.M.H.O.
(molto poco umile opinione)
responsabilità che mi assumo
in toto e in torto
tarlo che mi assilla

trappola scorno diatriba inghippo

che una rosa non è una rosa
fin che la parola non l’ha resa
cosa

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è proprio stupido dire domani si dorme un’ora in più perché è domenica e se uno vuole dorme anche dieci ore in più. vale per chi deve andare comunque al lavoro e magari monta il turno delle sei poverini loro sì che l’ora in più gli serve. ma insomma a me non mi serve e poi l’abitudine vince gli orologi: mi sono svegliata all’ora solita alle 6 e mezza. mi sono alzata ho fatto un giro mi sono incipriata il naso ho guardato l’orologio in cucina ed erano le 6.40 ma ci ho messo un po’ a capire perché quando le lancette sono in quella posizione intermedia che non sono proprio sul sei e neanche sull’otto che segna i minuti potevano essere con gli occhi un po’ annebbiati che ho al mattino anche le 7.40. e allora sono tornata a letto anche se lo stomaco reclamava latte latte! che vuol dire che sono sicuramente quasi le sette. sono tornata a letto e per un po’ ho pensato che forse erano quasi le sei perché si doveva tirare indietro ancora un’ora per rimettere tutto a posto o che forse erano quasi le otto poi mi sono detta ma no che farebbe ancora più buio al mattino! ho provato a ricordare com’era l’anno scorso e tutti gli anni prima e un po’ ho faticato ma sono pervenuta a questa conclusione che quando si rimette l’ora solare si porta l’orologio indietro e non fa più buio al mattino ma alla sera. poi il computer che lui non ha le lancette mi ha dato ragione. ho tenuto un po’ duro per cominciare subito con un nuovo orologio biologico e ho fatto colazione con caffelatte e biscotti adesso mentre tutto tace che gli altri sono degli snaturati e non hanno orologi. però ho anche pensato che come altre cose tipo guelfi coda di rondine ghibellini greca dico le torri merlate o capuleti e montecchi e quando ero piccola catilina e caligola devo sempre pensarci prima di dire correttamente chi è dei due. se l’ora legale è indietro o avanti l’anno prossimo a bruciapelo non lo so di nuovo

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noi si va a fare cose serie, ora. dormito s’è dormito di gusto, mangiata una collatio saporosa, in compagnia, che ell’è cosa di molto rara, in ispecie la domenica mattina, ora, fatte quelle due riassettature della casupola, ma proprio due, indove che si mangia e indove e’ ci si lava, tolti di mezzo libri e calepini e zibaldoni, tori cuscini e copertoj, resta a vedersela coll’impresa la più seria che esista in una magione che dirsi si voglia ben temperata, hoc est la cucina, sancta sanctorum alla quale e’ s’entra solo se di molto commendati, altramenti s’have ad havere la patientia di attendere di fuori infin a l’hore tredici, anco quattordici, quando la squilla chiama. frattanto odori alquanti sgusciano di sotto l’usci e pajono dire “vieni! o che fai te tu là anchora? non senti che egli è un odor di paradiso, un’essenza di serafini codesto aroma che guari escito di prigione si spande per l’aria tutta?”. ma il primo ch’avesse la malaugurata opinione di intrufolarsi in quel luogo, avrà a gustare urlo, o mestolo, o batticarne sull’ossa craniche, o padella, o griglia de la maniera di san lorenzo co’ su’ carboni e tutto.

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finzioni

e intanto ne è passata una
e un’altra ricomincia
non so che luna
avrò
(perché io ho lune,
dato vi sia d’una lancia!)
non affanni non cure
non mal di pancia.
io corro, o cari,
e di corsa, of course!

spio i vostri cuori
gli sguardi gli umori:
non son dai miei diversi,
ipocriti fratelli miei perversi!

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state cambiando le copertine…

fa freddo, una copertina ci vuole.

io, intanto, ne ho messa una di leggera

per ricordarmi il mio e altrui buon tempo

quando c’era ancora qualche sparsa speranza

e la vita sembrava sorridere, si dice sorridere, sì,

anche la vita sorride, a volte. a me sorrideva dentro

gli occhi come il mare, anche gli occhi possono essere

come il mare, gli occhi come il mare e come il cielo della

mia bambina, con l’oro dei capelli e il suo arco di cupido bene

in mostra, ad attirare baci e sogni. non è andata precisamente così

ma è andata: a scale, come questi pensieri senili che mi assalgono al

risveglio, lucidi, nonostante la notte abbia imbrogliato ancor di più le carte.

se volete sapere dove sono, sto ai piedi della scala, qui su questa ultima riga.

 

http://www.youtube.com/watch?v=yRYpd3_roHg

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sto molto meglio sai
da quando non ci sei
non mi faccio i fatti tuoi
ma soltanto i miei
mi sbrigo prima
ho pochi bisogni
mi vien facile la rima
che neanche te la sogni!
vado vengo prendo lascio:
c’è tutto un altro clima!
vorrei sapere chi lo dice
che sono una povera infelice
che ho messo la sordina
che la vita mia è allo sfascio…
sto – e basta – da quando non ci sei
non mi faccio i fatti tuoi
e non so più farmi i miei

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nobilitas

ci sono battaglie che sono perse
le vedi dal mattino dal colore
dal suono fesso delle armi in pugno
al nemico trasudano il tuo sangue:
perso è il suo colore che sembra blu

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sin titulo

oggi è giorno di poesia. mi spiace per coloro a cui spiace ch’io vomiti in verticale essendo che sarei, a loro detta, volendo, così intelligente, così simpatica. davvero vorrei non farlo, e non so perché lo faccio: non è così irresistibile, a ben guardare, non un sacro fuoco (mi viene anche da ridere, il più delle volte). metto qui o metto là, o tengo nel cassetto-file, non su carta: con il che, voglio dire, non costo nulla, non chiedo nulla, che male vi fo? e non sono neanche da buttare, come verticalizzatrice, lo so che non sono da buttare. se la poesia vi fa schifo, se vi imbarazza, se non ne capite un’acca, se pensate di liquidarla tutta come isteria di donnette, se pensate che solo il romanzo o il racconto (che poi: certi romanzi e certi racconti, mon dieu!) siano arte, se pensate di essere intellettuali di serie a, ecco, cancellatemi dai vostri contatti. a me sta bene anche la serie zeta meno quattro o nessuna serie, mi sta bene tutto. raccontatevi le vostre grandezze tra di voi, escludetemi, lasciatemi alle mie amiche: nessuno può togliermi quello che so e quello che ancora avrò da studiare, nessuno può togliermi le cose che vedo, quel terzo occhio che vi manca: perché è questo, alla fin fine: la paura di uno sguardo che non avete sul mondo. ma basta parlare a vanvera della poesia: basta! non di solo pene/penne…

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svegliarsi alle sette
fare colazione alle sette e dieci
significa che alle nove
è l’ora di una birra e di un panino
come i muratori e gli imbianchini
gli idraulici no testa bassa
a guadagnar milioni
me li ricordo
però sono una signora
e mi preparo un caffè
perepepè

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