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Archive for the ‘schizzi di cucina’ Category

vi do un ricetta famosa di una cosa che non mi piace e per cui, non piacendomi spontaneamente, vengo considerata tàrtara, gnanca cristiana, apostrofata con frasi tipo “no ti sa gnanca ti queo che xe bon”. cioè: a me gli gnocchi di patate piacciono un botto, conditi con lo spezzatino di manzo dal sugo delicato, morbido, rosato, non proprio rosso: non con il ragù che resta troppo asciutto e, dunque, inciucchevole.
gnocchi di patate (che farete come vi pare, non vi sto a raccomandare usi di grattugia rovesciata, che c’è chi li mangia a cilindretti e chi salta su che la bisnonna, unica fonte accreditata in materia di gnocchi, li faceva con i rebbi della forchetta; né vi sto a dire che io il sale nell’impasto non ce lo metto, mentre salo di più l’acqua di cottura; né che l’uovo ci va, eccome se ci va, e che le patate si raccomandano all’uopo predisposte, le olandesi nere di terriccio, al massimo le rosse di montagna: ma farci attenzione, che potrebbero rivelarsi del tipo da arrosto: buone, diventate laboriosissimi gnocchi, per restaurare casa); a chi interessa la retorica, sappia che avete appena assistito a un ottimo esempio di preterizione.
dunque: gnocchi di patate col sugo de castrà.
il castrato è agnellone privo degli attributi e come accade in tutti gli animali di sesso maschile, la privazione dei testicoli rende le loro carni particolarmente morbide, con la giusta marezzatura, ovvero saporite. il grado di “selvaticume” come retrogusto, tipico degli ovini, si sente meno che non nel montone o nel capro o nell’agnello. io, infatti, dopo essermi di molto disdetta, dopo mille querimonie per lo schifo che mi porto per l’animali che vanno oltre il pollo e il manzo, tuttavia ne mangio, plaudendo.
si prende del castrato dal macellaio di fiducia, lo si fa a pezzettoni, lo si rosola in olio extrav., aglio, cipolla, carota, sedano tutti tritati, rosmarino, chi vuole una foglietta di alloro, lo si cosparge di vino bianco, si fa sfumare, si aggiunge un bicchiere di salsa di pomodoro. continuare la cottura fino a ottenere uno spezzatino ben condito, ritirato, ma non troppo asciutto.
con questo e dell’ottimo parmigiano si condiscono gli gnocchi.
chi li mangia è da considerarsi intenditore, cristiano (nel senso di “essere umano”) e occidentale.

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Torta Dercà

prendete una cesta caruccia di rimini con fiocco. aprite un pacco di biscotti integrali che questi sì! questi questi! e lasciateli a metà nella cesta. comprate il pane e non mangiatelo: ariponetelo nella cesta di rimini. aprite un altro pacco di biscotti petit-beurre, come quelli di una volta! e, lasciati a metà, chiusi per bene, fateli soggiornare un par de settimane sul fondo della cesta summenzionata, col fiocco o meno. aprite a bella posta una confezione di cereali con mandorle, frutti di bosco e uvetta, di quelle cose che aiutano l’organismo a se semo capiti. e infatti, fanno talmente bene che appunto fanno se semo capiti e i vostri cari li trasformeranno presto in cereali abbandonati. un resto di focaccia vilipesa. dei biscotti anonimi a forma di cuore senza ogm. fate riposare questi primi ingredienti fino al limite di mo’ butto tutto e qua non si compra più niente, eccheccazzo! tuonate ben bene tali propositi. poi arrovesciateli tutti in una terrina capiente, copriteli con un litro di latte. battete tre tuorli con tre cucchiai di zucchero. aggiungete una ricottina oppure un 20 gr. di burro. montate a neve gli albumi. collegate i tre ultimi ai sommersi e salvati della terrina. pizzico di sale. vaniglina. buccia di un limone. uvetta sultanina rinvenuta nella migliore grappa presente in casa gustandovi il quella no! cazzo! che tanto lui non c’è e non lo può dire. una mela renetta, che ora sono al top, a fettine. scaraventate senza grazia il tutto nella teglia che se è un ferro vecchio inservibile come la mia rivestirete con la carta da forno e infornate in forno preriscaldato a 200°. se avrete messo ricottina avrà consistenza di pastiera, con il burro verrà più asciutta. di solito la trasformazione da pane e cereali abbandonati in torta vuole una quarantina di minuti.

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ho fatto degli arancini con il risotto di ieri.
ho fatto degli arancini con il risotto di ieri, in numero di otto.
ho fatto degli arancini, otto, con il risotto di ieri alle verdure, nascondendovi dentro un cuoricino di formaggio.
ho fatto degli arancini, otto, con un cuore di formaggio morbido e non avevo il pane per impanare.
ho fatto gli arancini e ho fatto la pastella. bella fluida, la pastella. peccato per il pane.
ho fatto degli arancini di riso alle verdure, ricoperti di pastella, ma non avevo il pangrattato. allora mi sono detta: se provi con la farina da polenta?
ho fatto gli arancini, otto arancini, li ho bagnati nella pastella e poi li ho rotolati nella farina di mais.
ho fatto degli arancini di riso, e ho visto che se non hai del pane da grattare o del pangrattato puoi usare la farina di mais.
ho fatto degli arancini di risotto alle verdure, otto arancini, con il risotto avanzato di ieri, pastella, farina di mais. croccanti, mi sembrano.
ho fatto degli arancini che quando li rinvoltolavo nella pastella mi dicevo ma guarda che poco liquido assorbono mi resterà tutto quest’uovo e farina e latte e sarebbe un peccato.
ho fatto degli arancini di riso alle verdure, pastella, mais, olio bollente: croccanti, ma guarda mi dicevo si può usare la farina di mais al posto del pane e vengono asciutti, più asciutti che non con il pane.
ho fatto otto arancini con un cuore nascosto di formaggio le verdure e la croccantezza del mais. però mentre finivo sentivo uno struggimento crescermi dentro per quella pastella, così fluida, così cremosa. sarebbe un peccato, mi dicevo.
ho fatto degli arancini di risotto avanzato di ieri alle verdure, ne sono venuti otto, belli, dorati, croccanti, non proprio tondi, un po’ schiacciati, ma con una tenuta invidiabile.
otto arancini con un cuore di formaggio nascosto che chissà che sorpresa a mangiarli.
ho fatto otto arancini con il risotto, otto, ma c’era tutta quella pastella. ho spento il fuoco, l’ho riacceso. pensavo e mi dicevo e se buttassi la pastella nell’olio bollente?
ho fatto otto arancini di riso alle verdure avanzato li ho rinvoltolati nella pastella, nella farina da polenta, non nel pangrattato, adesso so che vengono benissimo e poi c’era quel problema di non buttare la pastella.
ho fatto otto arancini, otto arancini di risotto e poi con una certa emozione ho buttato la pastella nell’olio bollente ed è uscito un acaro gigante con le zampe e tutto che voleva uscire dalla pentola. ho spento il fuoco e sono scappata.
non mangerò gli arancini.

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