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Archive for the ‘scrivere’ Category

…, per dire

http://danielebarbieri.wordpress.com/2012/07/14/premio-strega-nomen-omen/

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in(d)izi

ci sono almeno cinque buoni inizi più un inizio che non è un inizio ma è un falso inizio a partire dal corpo centrale che non è una cattiva idea ché anzi sempre a dire lascia stare gli inizi inizierai più tardi petrarca voi ch’ascoltate l’ha scritto sicuramente dopo gli altri 365 ma io sono mica petrarca ho bisogno di un inizio certo perché se parto dal centro in giù dal centro in su potrebbe sballare il quadro aggiungi poi che adesso m’è venuto questo riassorbimento della punteggiatura che così dove cominciassi non si vedrebbe e magari mi scappa un altro inizio sovrapposto al primo inizio perché mi prende l’ansia da prestazione da inizi e dove attacca il pezzo dal centro verso la fine lo stesso con il rischio di ripetermi ecco non inizio né dal centro in basso né dal centro in alto proprio non scrivo dico tutto a voce che ho anche una bella voce dicono

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per me la poesia – ammesso che il mio dire lo sia, cosa di cui non sono certa e di cui mi importa tuttavia molto poco, dato il caos imperante – non è comunque uno sfogo. non è neanche dolore, anche se parla di dolore. non è niente di strutturato, di riconoscibile. non ha nulla di eccitante, di superiore: neanche quando è visionaria. arriva con un treno, scende, fa una sosta a casa mia, poi riparte e chi s’è visto s’è visto. è una visita che non attendo, non bramo. non mi svuota, non mi riempie. l’ho detto altre volte. scrivere in prosa mi fa l’effetto che a molti fa la poesia: mi tremano le mani, sono felice, non mi accorgo del reo tempo che vola, e che il diavolo se lo porti! scrivere in prosa è come un appuntamento con un amante che mi si concede, e raramente. sono proprio alla rovescia!
più in generale intendo dire che la poesia ha rotto anche l’argine del male di vivere. era un bel baluardo entro cui stare: un rassicurante mondo angoscioso tutto da raccontare. non siamo venuti a capo di nulla, mi pare.
ma continueremo a scrivere. e pazienza se tante cose fanno peggio di quello che fa il latte col lattosio agli intolleranti come me. comprese le mie, sia chiaro.

(da una replica su Verfallenheit )

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La penna leggera

Non ho la penna leggera che vorrei:

scrivere alla fine è un gran stupore

come le cose si combinino dopo

avermi attraversata da sotto

a sopra passando per di là

come dopo l’amore un’immensa

spossatezza e ancora la scema

voglia di ricominciare con la carne

che fa male e si ribella. Scrivere

è un uomo che mi ama e mi dilania

che non voglio mai più amare

ma a cui torno perché i sensi

lo cercano a tentoni, non io.

E hanno ragione i sensi

com’è vero che io nacqui per lui.

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http://lapoesiaelospirito.wordpress.com/2011/04/18/vivalascuola-79/#more-48031

con un mio omaggio all’indimenticato prof. G. P. del liceo classico “Marco Foscarini” di Venezia.

Grazie professore!

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6 aprile 1327

Petrarca si innamorò. Era ‘l giorno ch’al sol si scoloraro… (che poi pare fosse un lunedì, e non il venerdì santo): cominciò in questo modo una storia lunga settecento anni, che ancora non è finita e intride di se stessa la poesia degli italiani. Poche parole, montate smontate e rimontate, un serbatoio d’immagini infinito. Poeta immenso, ancorché per me irritante. Architetto versatile del sonetto, ha dato esempi magistrali che troppi si affannarono come pappagallini a imitare, producendone centoni noiosissimi. Di questi imitatori si salvano le poetesse del Cinquecento, in particolare Gaspara Stampa. Rude il Buonarroti, ormai baroccheggiante il Della Casa. Petrarca in poesia è come Dio: onnipresente. Io mi reputo, perciò, miscredente, ovvero laica.

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(a tutti i poeti che hanno perduto la strada)

Qual è colüi che sognando vede,
che dopo ‘l sogno la passione impressa
rimane, e l’altro a la mente non riede,

cotal son io, ché quasi tutta cessa
mia visïone, e ancor mi distilla
nel core il dolce che nacque da essa.

Dante, Paradiso XXXIII, 58-63

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Storie, storie, storie: per me non esiste altro. Spesso gli scrittori che non riescono a inventare una storia seguono altre strade, perfino sostituendo lo stile alla narrazione. Invece io sono convinto che la storia sia l’elemento di base della narrativa, anche se questo ideale non gode di molta popolarità tra i discepoli del nouveau roman. Mi ricordano quel pittore che non riusciva a dipingere le persone, così dipingeva sedie. Le storie ci accompagneranno finché esisterà l’uomo. Lo si capisce, in parte, dall’effetto che hanno sui bambini. Grazie alle storie i bambini capiscono che il mistero non li ucciderà. Grazie alle storie scoprono di avere un futuro.

Bernard Malamud, 1967?

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qui

un’interessante intervista a Michele Lupo

qui

la mia recensione al suo ultimo libro.

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20110207#

Non è un gran momento: io e la scrittura stiamo rientrando in conflitto, sono riprese le ostilità, le vecchie ruggini, le insuperate incomprensioni. Siccome lei è più forte, mi ritiro io, in buon ordine. Una volta lessi della decisione drastica, da parte di una blogger, di smettere di scrivere. Non lo capii allora, né posso dire se è il mio caso: chi lo sa come vanno queste cose? Per il momento penso che, qualunque cosa facciamo, nel passato si trova di sicuro chi ci ha rubato l’idea: e anche l’idea opposta, quella di rimettersi al lavoro, e di scrivere un’opera necessaria. Ma stiamo tranquilli: non ho le illusioni che molti covano – a torto – su se stessi e nessuno dovrà recensire con imbarazzo niente di mio. Per intanto, mi prendo una breve, media, lunga, istantanea, volante, definitiva pausa.

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