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Archive for the ‘teatro’ Category

Il 5 ottobre 2010, ore 20.30, al Teatro  Universitario “Giovanni Poli” – Santa Marta – Venezia

BIRDBATH

PERSONAGGI:
FRANKIE BASTA (Federico Pietrobelli), un poeta di circa 29 anni.
VELMA SPARROW (Alessandra Giuriola), una nervosa ragazza di 26 anni.

NOTE DI REGIA:
…”Birdbath” (1965, atto unico di Leonard Melfi, angloamericano vissuto a New York) non è particolarmente conosciuto in Italia: se ne ha testimonianza solo nell’81, quando fu rappresentato per la regia di Giuseppe Patroni Griffi al Piccolo Eliseo di Roma. Nulla che superi gli anni ottanta, nessuna traduzione pubblicata. Ecco che il rischio di far rivivere un testo straniero con queste premesse, in ambiente universitario, diviene così qualcosa di molto vicino alla ricerca.
É nell’intercapedine tra parola e azione che si esprime la scelta registica; “Birdbath” offre, in entrambe queste direttive, una sceneggiatura velatamente cinematografica: linguaggio scarno, frequenti cambi di intenzione ed espressione dei personaggi, i luoghi stessi, tre, che mutano con rapidità. Si avverte una tensione sotterranea che, flebile, diviene sempre più evidente, e si fa ricordo, memoria non delineata, interferenza tra passato e presente.
Sull’interferenza è impostata la messinscena, volta a esacerbare le possibilità dialogiche e sceniche che il testo suggerisce. Tempo e spazio non hanno più una localizzazione precisa, ma cambiano di continuo sulla scena. Non si è più nel Bronx del 1965, almeno non solo. Si passa da una caffetteria qualunque alla stanza di un poeta, in un volo unico, forse fin sulla luna. L’assenza di tempo è luce, tutto è bianco, lo spazio si fa spazio astraendosi, ogni forma diviene unità di base, il cubo. Le interferenze sono linee nere, come quelle che delineano la scatola scenica, come le sagome dei due personaggi, uomo e donna, Frankie e Velma, nei loro sintomi di modernità. Una scelta scenica che mira a rendere assordante, per allontanamento ed astrazione, l’esistenza dei due personaggi, la loro storia.

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Cassandra a Leonida: “Sale, sale un sentimento cupo, si impadronisce di me, temo…”

Efialte: “Chi non ha creduto prima, non può tradire poi”

Leonida è morto. Cassandra: ” Già lo vedo alle mie spalle, credo si stia avvicinando a me, come ad abbracciarmi”

Quelli delle Termopili, Retroguardia Nonsensista, Teatro Momo, Venezia, 3 giugno 2010

Opera originale ispirata alla tragedia delle Termopili, sul tema della scelta. Bravi e bellissimi i giovani attori.

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ci sono giovani che sono dei mostri. non erike, non pietromasi. mostri di bravura, di spirito, di grazia. io ne conosco parecchi, perché ci vivo in mezzo e perché, tra le altre cose fatte, feci una figlia,  un giorno. figliolina graziosa e sveglia, con l’attitudine a recitare ballare e cantare fin dalle fasce o giù di lì. la prima canzone memorizzata fu au claire de la lune, che cantava a due anni: oclerdelalune monamìpeò pettemuàtapume puechìenmò eccetera. il primo brano teatrale,  qualche mese più tardi, la scena prima dell’atto primo de i rusteghi: un segno del destino. ma non parliamo di lei,  che le son madre e dopo la stessa mi si mangia viva e tutto. i giovini che mi lasciano piacevolmente sorpresa sono quelli della compagnia retroguardia nonsensista (vedi facebook) che in sole tre settimane hanno scritto un copione, lo hanno messo in scena,  fornito di coreografie di danza contemporanea sul tema proposto da ca’ foscari, all’incirca “aldo rossi e il teatro del mondo”.  encomiabile l’intento dell’università di spingere i giovani a fare teatro. insomma,  questi ventenni, hanno aderito in toto all’iniziativa rispettando in pieno l’idea della città galleggiante, la nostra venezia. si sono ispirati al motivo dell’acqua e del profondo, in una prospettiva rovesciata. la divinità sta in basso, dove il basso è un inizio ed è non sottoterra, perché sottoterra per venezia (che diventa la città) vuol dire acqua. è in un fondo marino che è il cielo: più si scava per scendere, più si sale. la gestualità stessa, sviluppata nelle coreografie, richiama il gesto dello scavo e della profondità acquatica che è anche profondità del ventre della donna, ricetto di altre acque. pensavo a bachtin, alla sua idea di “basso”, da cui deriva la nozione di comico: che è ribaltamento ed è contiguità, fratellanza con la morte. i monologhi dei diversi attori toccavano acqua/vita/morte: ora con il disincanto dell’ubriaco, tuttavia visionario, ora con la grazia lieve  di una cittadina di una venezia-isaura (le città invisivibili di calvino), ora con l’inquietudine di un non-morto, o con la hybris non ancora sopita del travolgente ulisse dantesco.  su questo avvicendarsi di personaggi simbolici si aggirano lievi due diafane presenze danzanti e mute: le divinità marino-ctonie che spingono la città verso l’alto.

grazie a federico fabio jean simone alessandra (smuà smuà: la musa!) e a myriam e giorgia.

verso la città, un u-topos, verso ogni luogo, gli uni verso gli altri.

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