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Archive for the ‘versi sciatti e indigeribili’ Category

ci dev’essere qualcosa di genetico
a far sempre le cose all’ultimo minuto
una sfiducia cieca nel futuro
il pessimismo cosmico e quotidiano
la scarsa autostima che ti fa rinculare
e rimandare e declinare inviti appuntamenti
obblighi fino al limite estremo etico
che se andassi oltre potresti
apparire quasi incapace di rispetto.
è l’angoscia che ti porti – invece –
rinchiusa dentro il petto
la richiesta pressante di un senso fottuto
che rende tutto precario fallimentare
incredibile a farsi a compiersi
alla fine inutile nella immane confusione
della tua vita elementare.

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mi sento come ci si sente
quando si è dimenticati
un po’ in disparte come alle feste
la bruttina che nessuno cercava
quella che portava
le torte fatte dalle sue sante mani
quella che non ballava
nota fino all’ indomani
quando ricominciava presto
lo sfottò l’indifferenza
qualche sgraziato gesto
dei più scalmanati.
non reca traccia la storia
delle bruttine in disparte.
non so perché ho memoria
di una cosa non mia
di una mai recitata parte.
è suggestione è simpatia
di vecchia che si pente.

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c’è gente più allergica di me
che se parlo dei vostri gatti
si dimena sulla sedia si gratta
starnutisce e mi interrompe
con voce afona: non hai altro
argomento? ma come, proprio
ora che provavo con l’aggiornamento
a passare dal tre per cento
dei cinofili al millanta dei gattari?
[per quanto una faccia non è mai in pari]

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ma benedetto san Benedetto,
con questo freddo come posso
venir sotto al tuo tetto?
ho solo poche piume addosso
dammi una copertina uno scendiletto
oppure invita il codirosso
o quel di casa, il parrocchetto.

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l’estasi della bananina
sulla sommità del capo
argentea beniamina
di un tempo che riprende fiato.

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è bello dormire nel proprio letto
dopo aver soggiornato sul divano:
mesi di insonnia di solitudine
nervosa l’età che avanza insieme
alla malattia rendon l’avventura
scarsamente avventurosa quasi
un ricovero ospedaliero.
lenzuola fresche linde profumate
un cuscino all’uopo predisposto.
ma la scoperta è che l’altro posto
è occupato! hai perso l’abitudine
a stare in largo e anche in stretto.
[quando ti rigiri la sua mano
cerca la tua gentilmente la tiene:
a dire sono contento tu sia qui
che stiamo ancora un pochino insieme]

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mi imbarazza sempre
la felicità fatta di cose
di chi dimentica da dove viene
vista così potrebbe
sembrare invidia sciocca
è lo struggimento di cuore
invece di chi ha avuto tanto
e sa che non sempre dura.
stare nelle cose
quando le hai è male
devi starci come quando
non le avevi guardarti intorno
esser pronto a lasciarle.
sta’ nelle persone se puoi
oppure non stare in niente
stai dentro di te
e da nessun’altra parte

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