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Archive for the ‘versi sciatti e indigeribili’ Category

ma benedetto san Benedetto,
con questo freddo come posso
venir sotto al tuo tetto?
ho solo poche piume addosso
dammi una copertina uno scendiletto
oppure invita il codirosso
o quel di casa, il parrocchetto.

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l’estasi della bananina
sulla sommità del capo
argentea beniamina
di un tempo che riprende fiato.

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è bello dormire nel proprio letto
dopo aver soggiornato sul divano:
mesi di insonnia di solitudine
nervosa l’età che avanza insieme
alla malattia rendon l’avventura
scarsamente avventurosa quasi
un ricovero ospedaliero.
lenzuola fresche linde profumate
un cuscino all’uopo predisposto.
ma la scoperta è che l’altro posto
è occupato! hai perso l’abitudine
a stare in largo e anche in stretto.
[quando ti rigiri la sua mano
cerca la tua gentilmente la tiene:
a dire sono contento tu sia qui
che stiamo ancora un pochino insieme]

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mi imbarazza sempre
la felicità fatta di cose
di chi dimentica da dove viene
vista così potrebbe
sembrare invidia sciocca
è lo struggimento di cuore
invece di chi ha avuto tanto
e sa che non sempre dura.
stare nelle cose
quando le hai è male
devi starci come quando
non le avevi guardarti intorno
esser pronto a lasciarle.
sta’ nelle persone se puoi
oppure non stare in niente
stai dentro di te
e da nessun’altra parte

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uno sport in auge in casa mia
è sbagliare tutti i nomi americani
dirli sbagliati apposta ad un modo oggi
in tutt’altra maniera strampalata l’indomani.
ci ribelliamo, così, alle imposizioni dominanti
facciamo il verso – ma con amore – alle vecchie
nonne, alle zie polverose, alle vicine bercianti.
alla ine no – ché la ine impara tutto, cara mia!
ho scritto maffirs per gioco, per giamburrascheria?
se scrive muffins co’ la U, se’ propio do teatranti!
vogliamo vedere un fils, un filmis dell’orrore!
gavéo finìo de torme in giro, no so minga
la vostra piàvola, el vostro buratin, care signore!
ma non si offende, la ine, sta al gioco.
sta bene qui tra noi, con i nostri sempiessi,
anche quando par che un dolor il cuor le stringa.
ma passa subito: ride, la ine: guai se non l’avessi.

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ma chi ghio copa’ pa’ fare ‘na vita
compagna? avìo mìa bastona’ preti?

(ma chi avete ammazzato, per fare una vita simile? avete per caso bastonato dei preti?)

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i miei a me non m’hanno
preparata alla vita
non mi hanno insegnato
a parare i colpi del fato
li paro lo stesso
non bevo non prendo
sostanze felicitanti
non sono stata per loro
la soluzione di niente
il progetto di nulla
sono stata figlia
di pochi scontri
e molte fatiche
– non come certe amiche –
mi hanno dato un bagaglio
di fragilità e un cuore duro
che si vede in superficie
ma dentro alla radice
c’è qualcosa che nessuno sa
nemmeno io: eppure vivo.

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potrete sempre dire

[ci vuole un certo ardire]

quando non ci sarò più

“e la lucy fu!”

 

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certe volte mi devo complimentare 
da me perché sono una roccia 
[e (quasi) nessuno sa quanto]
brava ragazza, avanti così! 
– mi dico – posso, d’altronde, tornare
indietro? [s’asciuga il pianto
con l’acqua della doccia]
hai il viso rosso, gli occhi.
non è niente, l’acqua era calda!
butto indietro la testa, spavalda.

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nessuna differenza
tra la mia volatilità
e la vostra cartaceità
non resterà niente
né di mio né di vostro
forse un sorriso in più
che avrò strappato
senza consumo d’alberi
senza impiego di denaro
senza paludamenti
senza editor (solo visitor)
senza ansie aspettative
riguardi pegni imposte
entrare e uscire dalla vita
senza impegni soste
garanzie debiti morali
e materiali. senza traccia,
nel mondo, così

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