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Posts Tagged ‘carnevale’

O la strizza è tanta, o è decotto del tutto, ma sta dando i numeri. Siamo – è – orgogliosamente fermo al 1994. Sta srotolando – lo vedo su Sky – delle mostruosità, delle bugie, delle fandònie colossali all’assemblea dei Cristiano Riformisti. Con il pianto in tasca sta raccontando dei valori della famiglia, della tolleranza, della giustizia, del rispetto soprattutto nei confronti dei più deboli. Gay e professori sono avvertiti: i primi non saranno mai equiparati nei diritti alle coppie normali, i secondi si guardino dal diffondere contenuti che abbiano a che fare con il comunismo. Se non fosse che sono passati 17 anni tragici, vergognosi, inenarrabili, ci sarebbe da ridere a crepapelle. E’ uno sforzo colossale questo che sto facendo per ascoltare anche solo il suo eloquio. Come su una fetta sempre troppo cospicua di italiani ha un potere fascinoso, così su di me ha il potere di irritarmi nel giro di trenta secondi.  Parole e argomenti chiave: amor di patria, famiglia, responsabilità di governo, imprese, tolleranza, libertà, quello che abbiamo fatto in due anni, riforma della giustizia, riforma della pubblica amministrazione, del federalismo fiscale: questa, moderna, servirà a combattere l’evasione; svariati mali ereditati dal passato, quoziente famigliare, sussidiarietà come valore cristiano, io cresciuto dai salesiani, disabili veri, disabili finti. La diaspora del FLI ci farà bene perché non potevamo con loro presentare la legge sulle intercettazioni, che insomma uno non sa se alzando il telefono sarà ascoltato o no. Sta girando attorno ai problemi, mero contorno, bazzecole, per arrivare dove gli interessa. Cioè continuare a salvarsi il culo. Viva l’Italia!

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mercoledì delle ceneri

raccontino mio, nato di frettoloso parto, ancorché in ritardo, che ti pensai per messer massimo maugeri, un de que’ cavalieri che all’infelice tempo nostro e’ son così rari, ti vo’ ad allogare quine, insieme a sirocchie e fratellini tuoi, che vi facciate tanta allegrezza e pigliate sollazzo li uni da li altri. mi piangea un poco el core a lasciarti disperso in mezzo a tanti racconti maggiori, avessi tu ad aver freddo o inquietudine o suggezione alquanta, essendo la tua poca rilevanza cagion di smarrimento alcuno. mi sentìa come talor mi sento ne’ confronti delle mie povere roselle e della rosella mia più rosa, che se la vuo’ tu vedere, ella è quella cotale così acconciamente rivestita, un poco più sotto di dove t’ho allogato. statti in salute, e anco se nascesti un poco melancolico, sorridi, che tu stai e starrai in buonissima compàgna.

io odio il carnevale. non mi ci sono mai divertita, non ho mai sbavato per andare alle feste. mi sono chiesta spesso perché. ho tirato fuori in età matura questo ricordo, che mi ripaga, con la sua possibile giustificazione, del senso di disagio, insofferenza, vuoto allo stomaco che le maschere, i carri allegorici in campagna, i coriandoli, piazza san marco ammattita, le giostre in riva degli schiavoni mi hanno sempre provocato. unica eccezione: le frittelle veneziane: i r r i p r o d u c i b i l i altrove.
vieni alla festa a casa di…? andiamo a ballare in maschera martedì grasso? ma manco per niente! me ne sto a casa, ben da dio, che poi fa sempre così freddo, ma così freddo, o piove, o nevica, nei giorni di carnevale.
il ricordo, il ritorno del rimosso, consisterebbe in una bambina di non ancora tre anni con la febbre, l’ultima domenica di carnevale, che sente salire voci dalla calle, e suon di trombette. cos’è, cosa non è? ma nessuno le risponde. i suoi ricordi risalgono a quella data e ad un po’ prima, ma solo per flash brevissimi. in quella casa ci sono solo adulti, solo dei grandi un po’ sbadati. controllata la febbre, che abbia sorseggiato del brodo, che faccia un pisolino, su da brava, il loro compito è terminato. ci sono anche delle vecchie zie, in quella casa, zie comuni ad una marea di cugini e secondi cugini. i secondi cugini sono solo un po’ più grandi della piccolina febbricitante al piano di sopra. e si dovrebbe supporre che verranno a farsi vedere dalle vecchie zie dalla mancetta facile quasi quanto sono inclini agli sbaciucchiamenti. ma nessuno suppone, sempre in altre faccende affacendato: altro che il pensiero della piccolina. dlin dlon! così la marina, che a quattro anni suonati mi tiranneggiava già da un pezzo e io non sapea come difendermi, sguscia come una serpe di mano alla madre, s’arrampica per le antiche scale, mi piomba come avvoltoio in su l’uscio e mi si mostra in tutta la sua antipatica bellezza con il più bell’abito di gitana si possa immaginare.
io credea di dar fuori l’anima con tutto quel dolore. volevo andare in corteo, non avevo più la febbre, che sentissero! mi bastava uno straccio azzurro, avevo i capelli biondi lunghi e ‘nanellati, potevo far da principessa, guardate il libro, guardate come le somiglio!
non so se l’è una sovrapposizione bergsoniana: ma la marina, che mi stette negli anni ‘ntipatica assai, in quel frangente, io credo, ci godette almeno un po’.

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