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Posts Tagged ‘dante’

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non avevo niente con me per prendere appunti mentre questa mattina, non so nemmeno con precisione a che ora, ho ascoltato su radio tre un’intervista al poeta dialettale franco loi.
mi ha colpito una cosa, tra tante di grande umanità che ha dette. egli parlava dell’ispirazione sostanzialmente come fece dante in purgatorio XXIII:
“…I’mi son un che, quando
Amor mi spira, noto, e a quel modo
ch’è ditta dentro vo significando”
fin qui, dunque, niente di nuovo. ma poi il poeta ha aggiunto altre considerazioni che cercherò di ricordare:
1. quando scrivo poesia non sono io a scrivere, non so da dove vengano le parole (lo spirare di cui parla dante)
2. poi però ci torno su: e allora sono io che rielaboro, sostituisco anche se l’impianto rimane quello iniziale (il labor limae)
3. quando scrivo sono allegro: non circa quello che scrivo, ma traggo soddisfazione dall’atto della scrittura, dal fatto di far fluire quella cosa che sento dentro (qui franco loi ha ricordato che leopardi in una lettera alla sorella sosteneva la stessa cosa: l’allegrezza non deriva dall’argomento – anche perché leopardi non è che scrivesse cose allegre – ma proprio dall’atto dello scrivere)
io, per me, non so se, quando scrivo, amore, o chi per lui, mi spira dentro: non provo nemmeno vere urgenze, sommovimenti, affezioni particolari. ho solo una specie di ronzio in un angolo del cervello, un mormorio che devo far smettere per ripristinare il silenzio. un fastidio, un solletico. non una gran cosa, e nemmeno tanto frequente. provo a scrivere: è vero: non so da dove prenda forma il racconto, non da dove sgorghi la poesia. e mi diverto, tanto. anche se poi, quando riguardo le parole stese davanti a me, mi accorgo che non c’è da stare allegri perché ho sparso qualche brandello di anima, dei filamenti di segreti, delle cose generalmente dolorose camuffate, malamente rimpannucciate in un lembo del mantello del ricordo. quelle cose provano a nascondersi, come hanno fatto per tanto tempo, anche ora che sono sgusciate fuori a mia insaputa. hanno anche un po’ di freddo quaggiù, poverine. ma il senso lor non  m’è duro (e rubo a dante, ma lui è un amico e mi lascia fare).

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