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Posts Tagged ‘fette biscottate’

i tempi morti della vita sono quei tempi che solo nei tempi morti ci pensi e dici ecco se per esempio mettessi in fila questi cinque minuti vuoti con quei tre di ieri e i dieci dell’altro giorno alle poste e i quaranta in più a far niente di niente al gate perché nemmanco gli aerei partono più in orario avrei un’ora di vita da spendere. nei tempi morti pensi ai tempi morti: a volte con stizza altre con indifferenza. ma i più belli sono i tempi vuoti pieni di sonno quando con la testa storna prepari il caffè e scaldi il latte che tra il gas e il frigo ti muovi come una portaerei in un porticciolo per velisti. in quei tempi morti a me capita di fare delle associazioni ben strane penso cose strampalate che presto dimenticherò – perciò poi resta l’impressione di cinque dieci minuti vuoti -. è il pensiero lentissimo che pensa se stesso è il mondo sterminato che ti si para di fronte come nel sogno ma sei sveglio e allora scorrono immagini di luoghi persone cose sentite lette che si sovrappongono e siccome sei cosciente ancorché un po’ stordito sei perfettamente in grado di apprezzare – compiacendotene – la tua sbrigliatissima e poietica fantasia.
poi ti cade l’occhio sulle fette biscottate. il caffè sta uscendo con il suo clo-clo-clo: ti rimetti in moto per spegnere prima che tracimi – è lui che devi ringraziare per i tre minuti morti: hai imparato che una pipì rubata al suo farsi di polvere in caffè con quella testa storna significa stare sulla tazza a meditare vedico per poi pulire porconando molto occidentale -. ti cade l’occhio sulle fette biscottate e dici avete la faccia di quelle senza olio di palma! e ti senti immediatamente molto bene: la nimitz ha lasciato il posto a una goletta: le tue vene si ringalluzziscono le arterie in giulebbe ringraziano il pianeta tutto si risolleva per lo scampato infinitesimo pericolo di disboscamento ulteriore. le sollevi, ne scegli due – che faccio? spalmo? no meglio secche – le annusi – sei in quella fase di morte apparente in cui rinculi a stadi primordiali. e ti giunge un odore di erba bagnata di fieno di stalla – integrali eh bè certo e senza olio di palma! -. le immergi nel caffellatte che per automatismi atavici ti si materializza come già zuccherato in tazza – sei ancora nei tempi morti forse transumanti a semivuoti -. le addenti: ancorché inzuppate rimangono dure scabre graffianti. e nei tempi morti degli automatismi ti sorge un interrogativo kantiano: e se – per esempio – fossero fatte di pura corteccia di acero di castagno di legno di sambuco di gelso di palma? non avrò dato forse io lo stesso un contributo negativo al disboscamento del pianeta? esse si stagliano in tutta la loro legnosità di stallatico a costituire un attentato al lavoro del tuo dentista nonché il primo interrogativo e imperativo categorico della giornata trasformando un tempo vuoto in tempo reale irto di mavaffa e possino.

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